Disruption digitale

Elisabetta Ripa

Disruption digitale che si abbatte sui tradizionali modelli di business e di mercato, complessità inedite per le organizzazioni aziendali, cicli economici sempre più rapidi. Ad oggi non c’è scuola, università, master o azienda che abbia la ricetta alchemica per produrre i profili del lavoratore e del manager del futuro. Ed è un problema, perché il futuro è già oggi.
Qualunque sia la soluzione, ho l’impressione che sia necessaria una “circolarità di intenti” da parte di tutti gli stakeholder interessati a disegnare l’identikit delle risorse in grado di interagire con i nuovi elementi dell’ecosistema produttivo. Certamente il Policy Maker deve contribuire a creare ambienti formativi che riducano drasticamente il lag attuale tra l’emersione di “nuovi lavori” e il momento in cui i relativi profili vengono prodotti dalla scuola o dall’accademia.
Grande responsabilità grava parimenti sulla Business Community che non può più delegare gli aspetti educativi in toto ad altri. Al contrario la formazione continua, derivante anche dalla gestione della job rotation, di percorsi internazionali, di elementi esperienziali persino estranei alla carriera aziendale, diventano estremamente importanti per mantenere competitività, leadership e agilità nell’apprendimento .
Le parole d’ordine di questa sfida sono “gestione del cambiamento” e “riduzione della complessità”. In un contesto nel quale le competenze specialistiche (peraltro nuove) saranno sempre più importanti non meno critica sarà l’integrazione trasversale da parte di profili che abbiano nei soft skills il loro punto di forza. Profili in grado di metabolizzare la complessità per disaggregarla e renderla gestibile con un occhio al time to market ed alla sostenibilità.
La mia esperienza attuale e pregressa nelle TLC mi conferma questo trend. In Open Fiber siamo – tra le altre cose – degli aggregatori di competenze, una sorta di “main contractor” di competenze chiamate ad interpretare un modello innovativo e riscrivere le regole del gioco nel mercato delle tlc. Siamo una realtà relativamente piccola rispetto alla nostra missione aziendale. Missione che può avere successo – o meno – solo se siamo in grado di combinare il giusto mix di profili attorno al progetto, sia in termini di insourcing che di outsourcing mantenendo il presidio del territorio e la flessibilità della forza lavoro. Ad esempio, possiamo prendere le decisioni giuste solo se riusciamo ad oggettivizzare (rapidamente) i flussi di dati e informazioni che arrivano dal campo, dagli stessi processi di automazione, ricostruendo i puzzle frammentati in Terabyte in una comprensione sistemica. Ridurre la complessità, appunto, in un esercizio di sintesi il cui valore è direttamente proporzionale alla numerosità delle variabili da analizzare per prendere decisioni veloci basate su evidenze misurabili e oggettive.