I sentieri dell’istruzione nel secolo digitale

Gianmario Verona

Questo editoriale è stato pubblicato su La Stampa di domenica 13 maggio 2018
 

Cosa accadrà alla società, alla politica e alla nostra vita quotidiana quando algoritmi non coscienti, ma super intelligenti ci conosceranno meglio di noi stessi?» così Yuval Nohel Harari conclude Homo Deus.

 


Pur essendo impossibile dare una risposta a questa domanda, è possibile riflettere su come l’istruzione può far fronte a questa supremazia tecnologica che sembrava relegata alla fiction di Blade Runner, ma che è alle porte nel secolo digitale che stiamo vivendo.

Tre sono i sentieri per aiutare la generazione Z e quelle che seguiranno a evitare di essere dominate dalle macchine, ma anzi a metterle al proprio servizio.

Il primo riguarda l’abilitazione. L’informazione grazie alla rete fluisce in oggetti che navigano nelle tasche dei nostri abiti, nelle nostre case e sulle scrivanie dei nostri uffici e la cui importanza è sempre più circoscritta al contenuto che producono. Grazie all’intelligenza artificiale l’informazione è più puntuale, precisa e percepita come utile, anche se non sempre veritiera. In questo scenario bisogna fornire a tutti la possibilità di accesso e farlo in modo proattivo. E per questo è necessario comunicare nel linguaggio della programmazione, indipendentemente dalle discipline di cui ci si occupa. Il coding è il nuovo inglese, una lingua che è necessario parlare per poter accedere all’informazione sia nella sua ampiezza sia nella sua profondità. Non significa diventare esperti programmatori, come per parlare inglese non occorre avere un PhD in letteratura a Oxford. Ma occorre poter dominare le chiavi di accesso dell’informazione per navigare consapevolmente l’oceano digitale.

Il secondo sentiero riguarda la responsabilizzazione. Dobbiamo essere in grado di discernere l’informazione attendibile e di amplificarla in modo critico e responsabile. La responsabilizzazione riguarda lo sviluppo delle conoscenze fondamentali. L’esposizione all’apprendimento delle discipline classiche quali la logica e la matematica, ci permette di aprire la nostra mente, arricchirla dal punto di vista cognitivo e irrobustirla dal punto di vista metodologico. La responsabilizzazione riguarda poi la stimolazione al pensiero critico. Ciò richiama l’importanza di aspetti di etica e morale, che sono stati il fondamento di molte delle discipline scientifiche del passato, come dimostrano nelle scienze applicate naturali il giuramento di Ippocrate e nelle scienze sociali la filosofia morale che ha anticipato i primi trattati di economia.

Il terzo riguarda la personalizzazione. Come l’epistemologia cognitiva ci insegna che è il processo di interiorizzazione dell’informazione che permette al singolo di elaborare il mattone dell’informazione in un castello di conoscenza e rendere questo castello differente da quelli costruiti da altri individui, il percorso pedagogico deve stimolare e facilitare questa dinamica individuale che nel futuro sarà sempre più personalizzata. Per stimolare il giusto apprendimento, il docente nel futuro diventerà un personal coach, ovvero un tutor che aiuta lo studente a percorrere in modo intelligente il processo di crescita.

Incamminarsi lungo i sentieri di abilitazione, responsabilizzazione e personalizzazione richiede un investimento di lungo termine per scuola e università. Ma porterà a una destinazione che permetterà di rispondere alla domanda di Harari con meno paura e più metodo.