Fare sistema verso una nuova rivoluzione industriale

Sandro De Poli

Non sappiamo come sarà il rapporto tra tecnologia e lavoro tra dieci anni, ma so che possiamo gestire la trasformazione. Ne ho parlato a Londra, nel corso di una riunione con il sindacato europeo di GE Aviation. È uscito il tema dell’avvento delle nuove tecnologie, potenzialmente dirompenti per i processi di produzione standard. Nel quadro di industria 4.0, per esempio, preoccupava la stampa additiva dei metalli che potrebbe avere un impatto notevole sulla tradizionale fonderia delle parti di metallo; nel nostro stabilimento di Cameri, dedicato interamente alla produzione additiva appunto, lavorano circa 15 persone, in una fonderia sarebbero cinque volte più numerosi. Ma hanno anche competenze, e una modalità di interazione con la macchina, molto diverse da quelle di un operatore tradizionale. Che impatto complessivo avranno queste tecnologie sul sistema produttivo e il lavoro? Non lo sa nessuno. Quindi? Questa evoluzione tecnologica non può che essere un processo condiviso. Tutti devono aver chiaro dove stiamo andando e gestire una transizione verso un’industria molto diversa del passato. Ci sono le condizioni di una nuova rivoluzione industriale.

Non è una questione di se. È una questione di quando e di come ci si arriva.

Occorre avviare un processo di una conversione verso un nuovo orizzonte. E sarà decisivo fare in modo che tutti partecipino nel modo più intelligente possibile. Coloro che hanno più anni di lavoro alle spalle, e i giovani che iniziano, si devono parlare per combinare i valori e i modi di vedere il lavoro.

La collaborazione necessaria unisce i diversi reparti dell’azienda. Aziende diverse tra loro. Le Università e le aziende.

I colleghi del sindacato hanno compreso e abbiamo l’auspicio che si possa far partire un processo che gestisca questo passaggio storico. Già Maurizio Landini ha fatto un accordo spettacolare, nel quale il risultato non è stato focalizzato su aspetti economici, ma un intero pacchetto di benefit e miglioramenti qualitativi della vita lavorativa, con risparmio fiscale garantito dal governo. Le evidenze mostrano che l’accordo sta ottenendo riscontri molto positivi.

In effetti, un rapporto tra le parti sociali che si limita a un braccio di ferro non è attuale. E in Italia la collaborazione serve a mantenere alti livelli di soddisfazione sul lavoro e nello stesso tempo a salvaguardare l’eccellenza industriale della quale siamo rappresentanti. Se non miglioriamo possiamo soltanto perdere posizioni, nei confronti di altri Paesi dell’Europa Occidentale, dell’Europa Orientale, dell’Asia. Dobbiamo fare produzione di beni e servizi al massimo livello per mantenere e sviluppare la nostra attrattività e competitività sul mercato.

In questo ineluttabile processo di cambiamenti, per ora stiamo aggiungendo lavoro con nuove professionalità. Stiamo costruendo fabbriche intelligenti e belle come laboratori, pienamente connesse con l’Università, estendendo il perimetro dell’azienda al mondo della formazione, ricompensando le persone con un pacchetto di benefit articolato e con una formazione continua. E per questo le aziende si devono prendere delle responsabilità anche su quest’ultimo aspetto. Vedremmo con favore un meccanismo, concordato con le scuole del territorio, dove i manager possano passare almeno sei ore all’anno a portare una prospettiva di orientamento negli istituti didattici. Vogliamo fare in modo che l’alternanza scuola-lavoro diventi uno strutturato e forte meccanismo di apertura al futuro mondo del lavoro per gli studenti coinvolti: una buona idea va coltivata e curata.

 

Presidente e amministratore delegato di General Electric Italia e Israele dal 2011. È entrato in GE 36 anni fa. Ha ricoperto diversi ruoli nel business Healthcare, fino a diventare, nel 2011, Vice President Commercial Operations di GE Healthcare Europe. Sandro è membro dell’Advisory Board del Presidente di Confindustria, membro della Giunta di Assonime e del Comitato Investitori Esteri di Confindustria.